casa, a blocco, in linea
La Gradus romana, definita nelle cronache medievali “castellum”, non è ancora stata pienamente definita anche se sostanzialmente la sua forma e la sua estensione sono perlopiù note. È ormai consuetudine datare il “castrum” ai primi decenni del quinto secolo, ipotesi confermata dalle indagini archeologiche condotte nel corso del secolo precedente: negli anni ’80 la necessità di alcuni lavori fognari permise l’identificazione di lunghi tratti della cinta muraria che risultarono ben conservati e che consentirono quindi di ricostruire la planimetria del castrum ad oggi nota.
Grado fu fondata con buona probabilità come difesa e “pre-porto” di Aquileia, e dunque fu dotata fin da subito di magazzini, abitazioni e strutture necessarie alla vita commerciale dell’avamposto. Tra le strutture riconducibili all’epoca romana vi sono anche alcune torri difensive. Tra queste sono visibili: Casa o Torre “Pigo” in via Gradenigo, rinnovata nel 1991, ma già oggetto di studio negli anni ‘30 da parte dell’architetto Vigilio de Grassi, che mise in luce l’adiacente “Porta Gradenigo”; edificio all’angolo tra via Gradenigo e Campo dei Patriarchi, sporgente rispetto alla cortina costruita, restaurato nel 1995 e con evidenti manipolazioni sia di epoca medievale, sia dei secoli successivi; torre poligonale dell’omonimo Campiello della Torre, la struttura meglio conservata.
Si evidenzia più a Nord, inglobata in un edificio affacciato sull’omonimo campiello, la porta cosiddetta “Grande”, riconducibile tuttavia ad un’epoca più tarda (XV – XVI secolo). Dell’impianto antico si conservano, oltre alle strutture prima citate, anche parte della viabilità (Calle Lunga, Calle del Palazzo, via Gradenigo), che seguono il percorso della cinta.
La presenza delle mura e quindi di una perimetrazione rigida della città ha fatto sì che nella sua storia più che millenaria Grado abbia ospitato una concentrazione di edifici tali da costringere nel secondo dopoguerra a un primo intervento di risanamento: gli interventi di restauro hanno però introdotto anche elementi fintamente antichi, come corpi servizi o camini sporgenti, con il reimpiego talora di frammenti archeologici.
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